Io, uno di coloro che accettano il capitalismo e sbranano i lavoratori.

Premessa imprescindibile: questa riposta è strettamente personale. Del resto, questo è il mio blog. Se il collettivo riterrà di voler rispondere, lo farà nelle sedi e nei modi che crederà.

Quest’oggi mi sono imbattuto in un tweet indirizzato all’unico santo al quale io sia devoto, San Precario, in cui si faceva cenno a posizioni critiche rispetto alla proposta di reddito di base universale da sempre sostenuta dal Santo e riproposta di recente in un articolo su Il Fatto Quotidiano.

Seguendo il link riportato nel tweet di cui sopra, mi ritrovo di fronte una pagina che mi ha fatto, a dir poco, sussultare.

Già il titolo è tutto un programma: “San Precario e il reddito per tutti, ovvero sbraniamoci tra noi e accettiamo il capitalismo

“Oibò, toccherà prendere decisamente lezioni di anticapitalismo e mutualismo dalla signora Letizia Mosca, autrice del tweet e del post”, mi dico, dopo aver letto cotanto roboante titolo.

Entro dunque nel merito, perché sono sempre ansioso, quando qualcuno cerca di indicarmi la radiosa strada verso il sol dell’avvenire.

Il primo capoverso recita “600 euro per tutti al posto delle altre forme di welfare attualmente esistenti in Italia come disoccupazione, cassa integrazione, mobilità”.

Sì, l’idea del collettivo del quale orgogliosamente faccio parte è proprio quella di introdurre uno strumento di welfare universale e unificato che copra tutti coloro che non raggiungono un adeguato livello di reddito, indipendentemente dalla forma contrattuale con la quale eventualmente si è impiegati.

Ebbene sì, a noi piace pensare a diritti che abbiano carattere universale, sarà perché ci piace sbranare gli altri e genufletterci al capitalismo? Chissà.

Forse la signora Mosca si è impressionata perché la cifra di 600 euro le è parsa un po’ misera? In effetti lo è, ma alla signora Mosca è probabilmente sfuggito che quella riportata nell’articolo di San Precario è un’analisi di scenario e un approccio metodologico e che la cifra utilizzata in codesta analisi, 600 euro, è non casuale, perché coincidente con la soglia di povertà relativa.

In realtà, le nostre analisi sono decisamente più articolate e non miriamo certo a un reddito di miseria, ma per questioni di spazio limitato abbiamo riportato la sola analisi relativa a quella cifra. Qualcosa mi dice che la signora Mosca potrebbe trovare piuttosto facilmente i nostri studi più completi, ma nel caso in cui proprio non dovesse riuscire a trovare da sola, indicherò il link a un articolo un po’ più completo dove esaminiamo anche scenari con livello di reddito più elevato, con i relativi costi associati. Qui si può trovare un esempio di analisi un po’ più estesa.

 

La signora Mosca, però, sembra avere altro in mente, è convinta che in realtà questa bella idea che non abbiamo avuto per primi (sì, certo, ma magari in pochi, specie in questo paese, si sono adoperati per andare al di là della petizione di principio e rendere operativa la proposta…) sia tesa ad altro, ovvero, cito, “ridurre diritti e garanzie dei lavoratori assunti per combattere la precarietà”. Interessante, signora Mosca, ma proprio non ci arrivo: in che modo la nostra proposta andrebbe ad intaccare diritti e garanzie altrui? Quel che vorremmo è un welfare che sia per tutti, non saremo certo noi ad attaccare diritti altrui. Personalmente sono sempre stato al fianco delle lotte di tutti i lavoratori, indipendentemente dalle rispettive forme contrattuali. E con me tutti i compagni del collettivo. Spero che la signora avrà la compiacenza di chiarire quali sarebbero i diritti che noialtri sciagurati vorremmo intaccare, i commenti qui sono sempre benvenuti.

Ma la signora va oltre, molto oltre, ed è un crescendo maestoso:

Bell’affare dividere le fasce medio-basse in due blocchi, garantiti e precari, con i lavoratori a tempo indeterminato che se diventano precari peggio per loro perché una volta sono stati garantiti.”

Forse alla signora dev’essere sfuggito qualcosa, o forse sono io ad essermi imbattuto nell’universo sbagliato. Mi domando dove fosse la signora quando questa frattura insanabile si è nei fatti formalizzata, all’epoca del Pacchetto Treu, approvato in un tripudio (quasi) unanime da partiti e sindacati, che ce lo indicavano come lo strumento transitorio che ci avrebbe condotto all’eden della piena occupazione. Forse era in uno di quei partiti e sindacati, signora Mosca? Perché sa, è quel provvedimento ad aver creato i “garantiti” e i “precari”, egregia signora, non certo noi.

Vado avanti, perché il crescendo fino al climax finale è incredibile:

“L’antagonismo e il conflitto rivolto tutto all’interno di questi due blocchi, che non sono neanche poi tanto distinti tra loro.”

Abbia bontà, signora Mosca, personalmente non riesco a capire come la nostra proposta andrebbe a creare antagonismo e conflitto tra lavoratori. Peraltro, io ho ben chiaro quanto si sia ormai tutti terribilmente precari, anche quelli che qualcuno continua a definire ‘garantiti’, Pomigliano docet.

Antagonismo e conflitto sono per me parole molto importanti, cruciali: il mio antagonista è il capitale e il conflitto è il metodo dialettico che applico coi padroni e con gli scherani di costoro, non certo con i miei simili. A proposito, mi dica: da quand’è che il suo sindacato ha smesso di praticarlo, il conflitto? Sa, a differenza di quanto lei possa pensare io, che sono metalmeccanico come mio padre e mio nonno, in piazza con la FIOM ci vado, spesso e volentieri, ed ero a Roma il 16 ottobre 2010 e con decine di migliaia di compagni invocavamo a gran voce lo sciopero generale, all’allora segretario uscente Epifani. Beh, signora Mosca, quello sciopero generale non lo abbiamo mai visto, a proposito di conflitto.

E via, verso il gran finale:

“Il capitalismo attuale ce lo teniamo così com’è.”

No, signora, le dirò, io il capitalismo lo vorrei vedere dissolto, e credo che anche la stragrande maggioranza dei miei compagni la pensi come me. Quali sono, invece, le magiche prospettive rivoluzionarie che la sua area politica ci prospetta per superare il capitalismo, signora? Ci dica, siamo tutt’orecchie, siam qui per imparare. La concertazione ad ogni costo e l’infinita rincorsa di sindacati ingialliti come CISL e UIL sono una sublime tattica che noi povere menti meno dotate non riusciamo a comprendere?

“Anzi, si abbassa pure il costo del lavoro: le aziende avranno la possibilità di offrire salari e stipendi più bassi, tanto c’è il reddito di base.”

Signora, lei è milanese, terriotorio d’elezione di San Precario, è una giornalista, dovrebbe informarsi un po’ meglio, magari. Il duale imprescindibile di un provvedimento di reddito di base, come sempre abbiamo chiarito e sottolineato, è l’introduzione di un salario minimo fissato per legge, sotto il quale non si possa in nessun caso scendere. Le era forse sfuggito questo piccolissimo dettaglio? Mi permetta di dubitarne.

“Può essere un modo per rinvigorire questo moribondo capitalismo occidentale, che forse soppravviverà o forse verrà sostituito da un altro capitalismo, non necessariamente più buono.”

Non saprei, signora, io sono favorevole all’eutanasia di questo e di qualsiasi altro capitalismo, ma davvero non vedo in che modo un dispositivo di reddito di base che sottrae almeno in parte dal ricatto al quale il precariato è costantemente sottoposto possa rinvigorire questo capitalismo che lei immagina moribondo. Veda, signora, nella regione in cui sia io che lei viviamo siamo ormai arrivati ad oltre il 90% delle nuove assunzioni con forme atipiche (dal cocopro al tempo determinato, passando per i lavori ‘somministrati’ e le finte partita IVA monomandatarie), pare proprio che di questa precarietà il capitalismo si stia decisamente pascendo.

“Di sicuro la precarietà non finirà mai più”

Mi dica, signora, ché sono sempre più ansioso:  qual è invece la sua infallibile ricetta per invertire un processo storico che il capitale ha imposto alla nostra classe politica e sindacale e che all’epoca fu tanto festosamente accolto?

“e gli unici ad avere un posto fisso a vita saranno i difensori dei precari. “

Non fossi poco incline all’insulto, signora, su questo punto mi verrebbe davvero di rispondere in maniera estremamente volgare. La mia militanza è decisamente non retribuita, anzi mi sottrae tanto: tempo, affetti, salute e anche danaro. Mi racconti invece di chi i precari li dovrebbe difendere in quanto retribuito e forse non l’ha fatto poi così bene, negli ultimi 15 anni, la prego…

“Ma il popolo cosa ci guadagna?”

Non saprei, signora, il popolo è una categoria politicamente piuttosto infida da maneggiare. Io preferisco maneggiare altre categorie, sa, quella roba chiamata, con linguaggio magari un po’ vetusto e desueto, classe.

Cordialità, signora, stia ben certa che leggerò con grande interesse le sue risposte. Ammesso che ce ne siano, si intende.

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