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Noi, al fianco di Bartleby Bologna

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“Action must be taken We don’t need the key We’ll break in!

 

 

murobartleby

 

Questa mattina, a Bologna, Bartleby è stato sgomberato con il solito dispiegamento di forze dell’ordine. Il fatto in sé non ci stupisce: come realtà precarie, use a intervenire in modo diretto sul terreno del conflitto sociale, non ci aspettavamo qualcosa di diverso in questo meschino Paese. Bartleby in questi anni ha fatto parte del nostro percorso, ha condiviso appuntamenti, sentimenti e relazioni, desideri, ha ospitato e si è fatto promotore di iniziative di resistenza e di offensiva sul terreno della moltitudine precaria.

Per cancellare tutto questo non è stato sufficiente un semplice sgombero. Sono stati costretti a erigere un muro, fisico e simbolico allo stesso tempo. Un muro che prova a dire che le plurime soggettività precarie non si devono autorganizzare, non devono produrre cultura “altra”, non devono diffondere il seme dell’insolvenza, non devono coltivare l’autonomia della lotta, non devono opporsi alla macelleria sociale delle politiche di austerity, non devono liberare sogni, bisogni e pretese nel nome di un reddito di base incondizionato e nella libertà del diritto di scelta del lavoro.

Ma con ciò hanno solo dimostrato di avere paura.
10, 100, 1000 Bartleby sorgeranno ovunque.

San Precario Milano
Piano Terra
NoExpo
Climate Camp
AMP Ambulatorio medico popolare
Foa Boccaccio 003 Monza
SOS Fornace

Monti, tu menti.

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“Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.”

scelta_cinica

Vorrei prendere spunto da quanto scrive il compagno e amico Andrea Fumagalli in questo stralcio del suo ultimo articolo su Uninomade (che vi invito caldamente a leggere in versione integrale) per fare un paio di considerazioni che riterrei normalmente banali, ma che sento l’urgenza di fare, visto lo stato a dir poco patetico dell’informazione e del dibattito politico, stato ulteriormente aggravato dall’imminenza della tornata elettorale.

Cito:

Non può stupire, data questa situazione, che il consumo si sia ridotto ai minimi termini con un calo di quasi il 3% (peggior dato dal dopoguerra) e la propensione al risparmio si è ulteriormente ridotta con effetti negativi sul livello della domanda interna.

Cinque leggi finanziarie negli ultimi 16 mesi – per una manovra complessiva di 100 miliardi di euro nel nome della “necessaria austerity”– hanno prodotto un calo della domanda interna senza precedenti.

Il potere d’acquisto delle famiglie (dati Istat novembre 2012) è calato del 5,2%. L’export si è ridotto di quasi il 7% (sempre dati Istat, fine ottobre 2012) a causa della recessione europea.

Nonostante l’introduzione di nuove tasse (Imu e aumento Iva), le entrate fiscali, pur in aumento, non sono state in grado di compensare la caduta del Pil e l’aumento della spesa per interessi.

Pur in presenza di  un avanzo primario, il rapporto deficit/Pil non calerà sotto il 3% (stime Ocse di fine novembre 2012) e il rapporto debito/Pil ha superato la soglia del 125%, la più alta dall’inizio della crisi.

Inoltre tale incremento della pressione fiscale ha avuto effetti regressivi, colpendo ulteriormente le fasce della popolazione con reddito minore e maggiore propensione al consumo.

Nonostante che nell’ultimo mese, come effetto della discesa in campo di Monti,  dell’accordo del Congresso Usa sul “Fiscal Cliff” e dell’aumento dei tassi tedeschi, lo spread sia ritornato sotto i 300 punti e le borse abbiamo ripreso un minimo di fiato, i tassi d’interesse rimangono eccessivamente elevati (mediamente oltre il 6%), soprattutto se si considera che il tasso europeo di rifinanziamento (il cd. tasso refi) della BCE si attesta allo 0,75% e il tasso Euribor è intorno allo 0,54%.

Il fatto che i tassi d’interessi sui debiti e sui crediti (finanziamenti al consumo, alle imprese, mutui, titoli) siano circa tra 8 e 10 volte superiori ci dice che la BCE non è più in grado di controllare gli stessi tassi d’interesse, evidenziando in tal modo la sua totale subordinazione alle logiche dominanti nei mercati finanziari (altro che autonomia e indipendenza delle Banche Centrali!).

I dati riportati dal Fuma sono incontrovertibilmente veri e ci raccontano alcune cose

  • Tutti, ma proprio tutti, i fondamentali economico-finanziari di questo paese sono peggiorati durante il governo Monti
  • Ciò nonostante, lo spread è tornato a valori considerati sotto la soglia di emergenza
  • I provvedimenti presi a livello europeo (Commissione e BCE) sono stati molto più influenti di quelli presi a livello nazionale sull’andamento dello spread

Insomma, c’è poco da girarci attorno, l’azione di governo di Monti non ha affatto migliorato quei fondamentali che dovrebbero essere alla base della stima del famigerato spread. Le politiche di Monti hanno piuttosto aperto nuove prospettive per i mercati, dando un clamoroso impulso alla distruzione di quel poco di sistema di welfare e di garanzie sociali rimaste in questo paese.

E pensate, forse, che di queste evidenze si discuta, nel desolante panorama politico nazionale?

Neanche per sogno, il messaggio dell’inevitabilità delle manovre recessive e antisociali di Monti è stato assorbito acriticamente praticamente da tutte le forze politiche, perché mi pare evidente che i deliri fascisti sui complotti dei banchieri pluto-giudaico-massoni o le cazzate qualunquiste di Grillo e affini non possono che portare acqua al mulino montiano.

E il peggio di questo circo a mio avviso deve ancora arrivare: vedrete, dopo le prossime elezioni…


“Le insegne luminose attirano gli allocchi” (CCCP Fedeli alla Linea, da Socialismo e barbarie)